giovedì 12 novembre 2009

Franco Vega



Franco Vega è un altro virtuoso della scherma, anch'esso siciliano come il Greco. E' un giovanottino pallido e biondo che ha fatto le sue prime armi nell'assistenza dei colerosi di Palermo. Del Vega si occupò or sono circa due anni la stampa nostrana e straniera a proposito della sfida che lanciò al maestro Pini, e ch'ebbe il suo scioglimento ad armi cortesi pure a Bruxelles.



La sera del 12 aprile il sig. Vega prese parte all'Accademia che in suo onore dette, nel ridotto del Teatro della Scala, il Circolo milanese Ferruccio. Gli intelligenti accorsi erano molti, e tutti furono meravigliati dello schermire del giovane maestro, che rammenta tutte le scuole, tutti i metodi di scherma, senza rappresentarne, propriamente, uno.



In Vega predomina la vecchia quanto gloriosa scuola italiana del Morsicato Pallavicini: che in lui si manifesta specialmente nella guardia, nella parsimonia della parata, e nella giustezza di linea di attacco; risente della scuola napoletana di Tita Marcelli nella parata e risposta sull'attacco: eseguisce meravigliosamente i fili e i coupés del metodo Radaelli, che pur la Scuola magistrale di Roma, emanazione di quella napoletana, bandisce; le contro-azioni del metodo misto Marchionni (italo-francese), gli sono famigliari e in questo ricorda grandemente il celebre livornese Pini; ma ciò che più ha sorpreso nella scherma del Vega sono state la cavazione e la mezza-cavazione con allungata alla napoletana, eseguita con una precisione matematica; nonchè il passaggio sotto col pugno di quarta.



Quest'azione che è propria della scuola napoletana, il Vega la eseguisce con un criterio tutto suo particolare. Nell'eseguirla, il maestro siciliano evita di alzare, come fanno i napoletani, di molto il pugno al di sopra del capo. In tal guisa egli riesce a conservare una più perfetta linea nell'atacco; una migliore e più sicura direzione del colpo ed una maggiore efficacia nella stoccata, perchè sa e vede ove la botta deve essere diretta e dove deve arrivare. In una parola, domina il bersaglio invece di perderlo di vista come fanno i tiratori del metodo meridionale.
Gli applausi che accolsero il Vega al suo apparire e quelli che lo costrinsero a ripetere l'assalto col maestro Casati sono una prova indiscutibile che Milano ha saputo apprezzare giustamente il valore artistico del più forte maestro siciliano.


Il Vega ebbe a maestro suo padre, Gaetano vega, uno di quei forti caratteri che insieme al maestro Pinto, Cipolla, ed altri parecchi, seppero in un'epoca non molto remota tener destro nella generosa popolazione palermitana l'affetto per la nobile scienza delle armi e per la libertà, coefficiente non ultimo delle vittorie che arrisero ai Mille da Marsala al Volturno.

I. Gelli - da L'Illustrazione Italiana 7/8/1883 (?)

sabato 17 ottobre 2009

Torneo di Scherma (a Modena)




"Ci scrivono da Modena:
I Tiratori che presero parte alle gare furono: 67 maestri e 40 dilettanti che si dichiararono di diverse scuole, cioè Radaelli, Enrichetti, mista, italiana, propria e diversi: Enrichetti, spada e Redaelli, sciabola.
Le gare procedettero sempre regolarmente ed i tiratori tutti gareggiarono di gentilezza e valentia.
Gli eroi del torneo furono Pecoraro, Corsini, Rossi, Scaroni, Varrone e Pessina, tutti allievi di Redaelli usciti dalla scuola magistrale di Milano.
Fra i dilettanti di sciabola si distinsero maggiormente i signori Perelli, Pozzi Egidio e Calabresi di Milano; Zucchi di Bologna, tutti tiratori del sistema Redaelli.
Per la spada i signori Pilla di Bologna, Santoponti, Dalgas di Livorno, il conte Visart di Como, tiratori del sistema Enrichetti, e Chiarone di Modena sistema Redaelli.
Tirarono di spada e sciabola del sistema Redaelli i signori Borromeo, Capello e Diotaiuti, allievi della scuola militare di Modena e furono tutti e tre meritatamente premiati.
I premi del re, del principe Amedeo, delle signore modenesi, ei ministri della guerra, della marina, dell'interno e dell'istruzione pubblica, furono tutti assegnati agli allievi del Redaelli.
Il premio del ministro degli affari esteri, fu asseganto al maestro Provenzali, allievo del maestro Enrichetti, per la spada, e Redaelli per la sciabola.
Al colonnello Corvetto, comandante la scuola di Modena ed all'avv. Triani, sindaco Modena, si deve la buona riuscita del Torneo e l'invio dei doni dalla casa reale e dai ministeri.
Questi due egregi deputati sollecitati dal maestro sig. Cornaglia promisero di adoperarsi presso il ministero della guerra per migliorare la condizione dei maestri di scherma militari.
Meritano principale encomio il signor Carandini, presidente della Società la Fratellanza, promotrice del Torneo, l'ing. Cialdini, segretario del giuri e l'avv. Martinelli. incaricato del ricevimento del giuri.
In questo torneo fu da tutti ammirata la incontrastabile bontà della scuola di sciabola Radaelli: e questi fatti valgono assai di più di qualunque giudizio contrario dato da persone, se non incompetenti, certo molto appassionate.
Fino ad ora un vero sistema di scherma, di sciabola non esiste nell'esercito: per averne uno il ministero dovrebbe formare una Commissione di maestri di scherma dei sistemi Redaelli ed Enrichetti, ed adottare una scuola italiana uniforme che sia conveniente alle nostre esigenze militari.
Qualora poi il ministero della guerra volesse un trattato di scherma, che servisse di base all'insegnamento nell'esercito, potrebbe affidarne il compito a qualcuno degli attuali maestri degli Istituti militari che da più anni insegnano nell'esercito.
La base di questo sistema dovrebbe essere quella Redaelli perchè è troppo razionale, per essere cambiata, ciò è tanto vero, che tutti i vecchi maestri di scherma, di sciabola, pur criticando il sitema Redaelli lo misero in pratica, perchè ne riconobbero la utilità.
Una prova della bontà di questo sistema di scherma si ha nel fatto che tutti i Congressi d'Italia, ed in tutti i tornei internazionali, compreso l'ultimo di Napoli ed il recente di Modena il 1° premio di sciabola fu sempre vinto dagli allievi di Redaelli."

da Il Secolo - Gazzetta di Milano (17-18 Giugno 1882)

mercoledì 14 ottobre 2009

Sensazioni




Alcune volte, il solo toccare e leggere un semplice pezzo di carta, ci riporta a rivivere, anche solo per un momento, antiche sensazioni che però spesso fanno parte del nostro quotidiano.

Maschera di Sciabola secondo Parise

Pubblichiamo uno esemplare splendidamente conservato di una maschera di sciabola secondo il modello descritto nel trattato di Masaniello Parise a confronto con l'incisione del trattato stesso.




Un ringraziamento particolare ad Alberto della Sala d'Arme Porta di Ferro per averci spedito la foto.

martedì 29 settembre 2009

Equipaggiamento da Spada Secondo Parise

Maschera


"La maschera, che si usa a difesa del volto, è formata di una rete di ferro. Si sovrappone al capo, ove rimane stabile col mezzo di una curva di acciaio, che, partendo dalla metà della testa, termina all'occipite."

Uso del guanto


"Sempre si è usato garentir la mano. Ora si adopera un guanto qualunque di pelle, senza imbottiture od altro. Prive del guanto, facilmente le dita, indice, medio e pollice, potrebbero decorticarsi: il pollice contro il ricasso, il medio contro il ricasso e il gavigliano, l'indice contro il ricasso e la coccia. Il guanto garentisce anche in parte, i metacarpi della mano da qualunque strisciatura di lama, e salva il polso dalle decorticature che potrebbe produrre il pomo. E si ha certamente a soffrirne, mettendo a prova la nostra pelle contro un metallo come il ferro."

Corazza di tela olona
"Per la complicazione del giuoco schermistico e per la poca correttezza con la quale molti tirano, ed anche per le molte combinazioni che possono avvenire, ad evitare spiacevoli conseguenze, oltre la maschera ed il guanto, si è introdotta una garanzia pel petto, che consiste in una corazza di tela olona, ch'è quella stessa che serve per le vele. E' dimostrato che rompendosi un fioretto o una sciabola, anche se si sarà colpito con l'arma rotta, è impossibile che avvengano funeste conseguenze, perchè la tela non si lascia facilmente perforare. Vistone il vantaggio e il niuno impiccio, è bene dunque che ogni schermitore ne sia premunito al disotto, come fodera della giacca di scherma."

Masaniello Parise - Trattato di Scherma (Seconda Edizione - 1884)

domenica 27 settembre 2009

Fencing Game Apparatus (1904)



Un curioso e quanto mai ingenuo brevetto per permettere ai bambini di essere introdotti al gioco della scherma senza il rischio di provocare danni alla persona; qualcuno oggi avrebbe qualcosa da dire a questo proposito...

Il brevetto, del 1904, è comunque disponibile su google patents.

Equipaggiamento da Sciabola Secondo Parise

Maschera di Sciabola


"La maschera di sciabola che si usa a difesa di tutta la testa, è formata da una rete di ferro, sormontata da tre cerchi anche di ferro, che servono a proteggerla. Il rimanente della maschera è tutta di suola ben battuta, con imbottitura all'interno. Si sovrappone al capo, ove rimane stabile col mezzo di una curva di acciaio che partendo dalla metà della testa, termina all'occipite."

Guantone


"A garantire la mano, il polso e l'avambraccio, si usa un grosso guanto detto guantone, che è metà di pelle, metà di suola. La mano è tutta di pelle, riempita di crine: il bracciale è in suola, e serve ad attutire i colpi vibrati sull'avambraccio."

Gomitiera


"Nonostante il guantone, è accaduto spesse volte che si sia stato colpito sull'osso del gomito e si sia perciò rimasto inabilitato per molti giorni a maneggiare l'arma. Ad evitare un sì spiacevole inconveniente, si è adottata una gomitiera, che consentendo al guantone d'essere meno lungo, garentisce totalmente il gomito, perchè foggiata come quella che anticamente si usava nelle intere corazzature."

Masaniello Parise - Trattato di Scherma (Seconda Edizione - 1884)